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Investire in Tanzania: i vantaggi per l'Investitore

Torri gemelle della banca di Tanzania a Dar Es Salaam

I vantaggi che ne derivano possono essere così sintetizzati:

Opportunità di Investimento

I settori che appaiono maggiormente appetibili per gli investimenti sono quelli: agro-industriale e industria conserviera, macchine utensili per l'industria tessile, per la lavorazione della pelle, materiali per costruzioni, macchine per la lavorazione del legno, del marmo e delle pietre ornamentali e per imballaggi, attrezzature e macchine per la gioielleria, attrezzature per l'informatica e le telecomunicazioni, forniture ed attrezzature sanitarie, impianti di depurazione dell'acqua.
Negli ultimi anni si è registrato un consistente flusso di investimenti italiani nel settore turistico.
Nel settore minerario e dei servizi si segnalano invece operazioni di modesta entità da parte di imprenditori titolari di piccole e medie imprese.
Possibilità di investimento possono derivare dai programmi di ammodernamento della rete viaria, di costruzione di ponti, dai nuovi programmi di sviluppo del governo in campo energetico e agricolo e dallo sfruttamento di risorse naturali per lo sviluppo di prodotti per l'industria farmaceutica e cosmetica.

Problematiche Relative agli Investimenti

Edificio del parlamento della Tanziania

La Tanzania è aperta agli investimenti diretti esteri in tutti i settori dell'economia.
La normativa di riferimento, per quanto riguarda gli investimenti esteri, è stata emanata nel 1996 con l'elaborazione della "National Investment Promotion Policy".
Nel 1997, come previsto dalla stessa legge, è stato creato il Tanzania Investment Center (TIC) che funge da punto focale per gli investitori con l'obiettivo di facilitare, coordinare e promuovere gli investimenti nel Paese nonché fornire supporto al governo sul piano delle "policy". In particolare, il centro rilascia dei certificati per i progetti approvati che prevedono un investimento minimo di 300.000 dollari, se di proprietà estera, e di 100.000 dollari, se di proprietà nazionale. Tali certificati garantiscono una serie di incentivi fiscali per gli investitori.
L'investitore che voglia operare nel Paese è tenuto alla registrazione della propria impresa (sia branch posseduta al 100%, sia nuova impresa locale in partnership o meno con altra impresa locale) presso la BRELA (Business Registrations and Licensing Agency).
La registrazione presso la BRELA dovrebbe garantire una maggiore protezione per la nuova società quali la possibilità di registrare marchi e invenzioni e la protezione della proprietà intellettuale.
La legge sugli investimenti garantisce la trasferibilità incondizionata, attraverso i canali bancari autorizzati, dei profitti netti e di tutti gli altri introiti finanziari in valuta convertibile associati agli investimenti diretti esteri anche se la procedura di trasferimento può essere lunga e burocratica.
L'Italia e la Tanzania hanno firmato nel 2001 un Accordo bilaterale di protezione e promozione degli investimenti reciproci.
È inoltre in vigore dal 1983 la Convenzione contro le Doppie Imposizioni sul Reddito e/o sul Patrimonio.
La legge tanzaniana garantisce il diritto di proprietà privata e di stabilimento, fatta eccezione per il diritto sul suolo che rimane di esclusiva proprietà dello Stato tanzaniano. Infatti, l'occupazione del suolo, anche a fini di investimenti è concessa in Tanzania solo sulla base di contratti di affitto di durata pari a 33, 66 o 99 anni.
Infine è stata recentemente approvata dal Parlamento la legge istitutiva delle cosiddette "Special Economic Zones", dislocate in 25 parti del Paese, nelle quali vige un regime fiscale privilegiato, oltre all'esenzione dai dazi doganali e alle quali in futuro dovrebbe essere fornita una adeguata dotazione infrastrutturale per facilitare gli investimenti.

Barriere Tariffarie

La Tanzania continua ad utilizzare ampiamente barriere tariffarie per proteggere l'industria locale, anche se la recente riforma ha semplificato e liberalizzato il regime commerciale ed ha ridotto i dazi doganali medi applicati alle merci in entrata nel paese.
La Tanzania fa parte, con Kenia e Uganda, della East African Community, istituita il 30 novembre 1999. Il Trattato istitutivo prevedeva la costituzione di una Unione Doganale, che è stata effettivamente creata il 2 marzo 2004 ed è diventata operativa a partire dal 1 gennaio 2005.
L'Unione Doganale ha creato un potenziale mercato integrato di circa 92 milioni di persone, con un PIL di circa 30 miliardi di dollari. Il 1° luglio 2007, ne sono entrati a far parte anche il Ruanda e il Burundi.
Come membro dell'Unione Doganale, la Tanzania applica la tariffa esterna comune al valore CIF (cost, insurance, freight) della merce importata.
La struttura dei dazi prevede tre aliquote (0% per le materie prime e alcuni fattori produttivi per l'agricoltura e l'industria, 10% per i prodotti semi-lavorati e le parti industriali, 25% sui beni finali di consumo).
Oltre al dazio, si applica l'imposta sul valore aggiunto la cui aliquota è pari al 20%. Esenzioni fiscali vengono garantite per l'importazione di beni e servizi associati a progetti finanziati da donatori, organizzazioni non governative o religiose, progetti che ricadono nell'ambito di un accordo di incentivo all'investimento, ecc.
Sui prodotti tessili, alimentari ed elettronici importati a Zanzibar si applica una tassazione inferiore rispetto alla terraferma. È però in atto uno sforzo di uniformazione delle tariffe, osteggiato dal Governo di Zanzibar.
Permane il dilemma della Tanzania relativamente alla scelta di continuare a far parte della comunità di integrazione regionale SADC (Southern African Development Community) o di optare per associarsi nuovamente al Mercato Comune dell'Africa Occidentale e Meridionale (COMESA), dal quale era uscita nel 2001, e come debba integrarsi alle due opzioni la partecipazione attuale all'Unione Doganale EAC.
La Tanzania beneficia del trattamento commerciale preferenziale previsto dall'AGOA (AfricaGrowth and Opportunity Act) per le esportazioni sul mercato statunitense e dell'iniziativa Everything But Arms (EBA) dell'Unione Europea.

Barriere non Tariffarie

Scellino tanzaniano shilingi shilling

La Tanzania è tra i paesi fondatori della WTO. Negli ultimi anni è stato attuato un processo di riforma e di liberalizzazione commerciale che ha portato all'eliminazione della maggior parte delle barriere di natura non tariffaria. In passato, la Tanzania utilizzava intensamente barriere non tariffarie per proteggere l'industria locale e il suo mercato interno. In conseguenza dei processi di liberalizzazione, molte di queste barriere sono state eliminate, sia pure non completamente.
Notevoli progressi sono stati compiuti dal paese per quanto concerne la graduale abolizione dei regimi di proibizione di quota e di licenza e la sostanziale riduzione delle formalità burocratiche, dei controlli amministrativi, insieme alla semplificazione e facilitazione delle relative procedure.
Le licenze di importazione e di esportazione sono state abolite ad eccezione di quelle sui prodotti sensibili per la salute e la sicurezza pubblica. Non esistono particolari requisiti di standard se non quelli in uso per specifiche categorie di prodotti.
Il Tanzania Bureau of Standards è l'organo nazionale preposto alla standardizzazione, riconosciuto dalla ISO (International Standards Organization).
Esso di solito adotta standard internazionali e rilascia certificati di qualità soprattutto per i prodotti manufatti.
La maggior parte degli standard in Tanzania è su base volontaria.
La Tanzania segue gli standard ISO per quanto concerne l'etichettatura dei prodotti importati e non impone requisiti particolari in materia.
Il Ministero dell'Agricoltura rilascia le licenze di importazione per tutti i prodotti agricoli e animali importati. Tutti i prodotti importati dal valore superiore a 5.000 dollari, tranne alcune eccezioni, devono essere soggetti ad una ispezione pre-imbarco. Gli importatori di tali prodotti devono compilare una Import Declaration Form presentandola ad un istituto bancario con il pagamento dell'1,2% del valore fob della merce.
Nonostante la virtuale assenza di barriere non tariffarie, l'agenzia doganale e le autorità portuali rappresentano la principale barriera all'entrata per gli importatori a causa di ritardi e inefficienze.

Fonte: Camera di Commercio Italafrica